Per saperne di più
Dove Albergherà la Cultura ?
Si è chiusa ieri, per impossibilità di pagare il canone di affitto di 15.000 euro al mese, la storica libreria Rinascita di via delle Botteghe Oscure. La crisi era nell'aria da molti mesi; dopo la chiusura del partito di riferimento, i DS, confluito nel Partito Democratico, è risultato impossibile tenere in piedi la storica libreria e pagare i dieci dipendenti. Questo avvenimento non può mancare di suggerire alcune riflessioni sul destino della cultura in questo momento storico che il nostro paese si trova a vivere:
Una Riflessione sulla CRISI
«I due terzi della popolazione vivono in uno stato disumano. Ma allora bisogna vederla questa povertà! Il bisogno fondamentale oggi è aprire gli occhi sui poveri».
Monsignor Giovanni Nervo, fondatore della Caritas
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«In occasione delle imminenti feste, mentre tutti si scambiano regali e auguri, formali talvolta, superficiali o semplicemente rituali più spesso, vorrei rivolgere un pensiero affettuoso e solidale a tutti coloro che in questo momento stanno lavorando perchè il Natale di chi sta male sia un po' meno triste, un po' meno solitario, meno privo di speranza: penso con riconoscenza agli operatori di Emergency, di Medici senza Frontiere, dell'Unicef, di Amnesty International,dei centri di accoglienza, ai volontari che lavorano negli ospedali, in Italia e nei paesi terzi, ai missionari spesso dimenticati, a tutti quelli che, di diverse fedi e religioni, laici e credenti, si battono per sostenere i più deboli e i diseredati, sempre più numerosi su tutto il pianeta: a tutti questi uomini e donne di buona volontà auguro tanta forza, tanta pazienza, tanta tenacia per continuare a dare speranza a tutti noi che restiamo a casa, qualcuno con un piccolo senso di colpa!!!.»
Elisabetta Bolondi
Idee per una DEMOCRAZIA COMPIUTA
Girando su internet ci si imbatte in un grande numero di Blog in cui viene manifestato il disagio dei cittadini per la situazione politico-sociale. Tutte voci che non hanno ascolto da parte di chi sarebbe chiamato a compiere scelte idonee a modificare la situazione.
La lettera a Veltroni “PD partito leggero o evanescente?” sembra essere stato un presagio di ciò che stava per accadere, ma non credo che la situazione verrà modificata. La nuava “Tangentopoli” che occupa oggi le pagine dei giornali non avrà nessun effetto a lungo termine, come non lo ebbe la prima, se non ci sarà una forza politica che raccogliendo il messaggio innovi radicalmente il modo di fare politica. E questo accadrà solo se ci sarà un “interesse” forte al cambiamento per coloro che oggi occupano il Palazzo oppure una forza politica neoformata riuscirà a strutturarsi e raggiungere i posti decisionali per avviare e gestire il passaggio al nuovo.
In entrambi i casi è necessario che tutti coloro che aspirano ad un Paese trasparente e meritocratico si aggreghino per sospingere il cambiamento trovando accordo su uno o più punti tra quelli che seguono: scuola, sanità, fisco, lavoro e pensionie altro, ma sopratutto su “Partiti politici e legge elettorale e su giustizia.
P.D. : Partito LEGGERO o .... EVANESCENTE ?
Molte cose sono successe dall’ultima tornata elettorale, e quello che era stata una speranza per molti, il Partito Democratico, si sta dimostrando una riedizione peggiorata della vecchia Democrazia Cristiana.
La sensazione precisa l’ho avuta pochi giorni fa parlando con una persona, figlia di partigiani, di elevata cultura e livello professionale che mi ha detto “ Il discorso di Veltroni a Siena, detto in politichese ed in quella platea ha tolto a tutti la speranza di poter avere una politica diversa”.
Studenti e Professori in piazza
Ho ricevuto qualche tempo fa da Elisabetta queste riflessioni ma la ho lascite dormire pensando che non si potesse dare loro un seguito.
Eccole adesso!
E' stato bellissimo partecipare alla manifestazione organizzata dai sindacati in occasione dello sciopero generale della scuola del 30 ottobre: i giornali e i siti si sono riempiti di foto bellissime di ragazze, di bambini festanti, di palloncini colorati, di striscioni fantasiosi, di rime più o meno azzeccate contro la povera Gelmini, che ormai fa quasi pena, tanto la fantasia di migliaia di suoi detrattori si è scagliata contro di lei e il suo famigerato decreto, divenuto, purtroppo, legge dello stato. Nelle sue proposte, esaminandone con un po' di distacco, c'è l'istanza condivisa di una scuola più severa, che penalizzi i cattivi comportamenti, che riporti un po' d'ordine
NUOVI POLITICI
La Repubblica di domenica 7 settembre aveva un tono piuttosto sconsolato. Cito due titoli: “L’impossibile dialogo tra il lupo e l’agnello” di Eugenio Scalfari ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/07/impossibile-dialogo-tra-il-lupo.html ) e “Perché non avremo mai un Obama o un McCain” di Ilvo Diamanti ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/09/07/perche-non-avremo-mai-un-obama-un.html ) . Tra i due devo dire che il secondo ha attratto maggiormente la mia attenzione, forse per quell’accenno iniziale alla personalizzazione che ho sempre considerato antitetica alla democrazia. Ma il prosieguo della lettura ha lasciato molte domande irrisolte, come del resto il fondo di Scalfari che dopo una lucida analisi sulla disgregazione dell’opposizione e sulla mancanza di valori fondanti non prospetta soluzioni o indica vie da intraprendere, ma reitera l’ennesimo appello ai politici in carica perché trovino idee e si facciano promotori di soluzioni.
Diamanti invece fa una approfondita disamina delle leggi elettorali e di come esse abbiano cambiato il rapporto tra politici ed elettori. L’esposizione è attenta e meticolosa ma ha un taglio notarile, evitando con cura ogni presa di posizione tanto che non è chiaro se all’autore dispiaccia e quanto che sia “impossibile che emergano outsider”. E nel suo lungo articolo è impossibile capire quali siano i motivi che impediscono agli “Obama e McCain de noantri” di emergere.
La Stagione Olimpica: impegno e risultati
È passato molto tempo dall’ultimo commento pubblicato sul Blog. La situazione generale e motivi personali consigliavano il silenzio. Ringrazio tutti coloro che mi hanno sollecitato a riprendere questa attività. Forse sarà fine a se stessa, forse avrà un suo effetto. Ma è meglio una voce flebile che il silenzio.
La giornata odierna è iniziata presto, tanto da consentirmi di ascoltare, mentre rientravo a casa in macchina, Prima Pagina. Vi era, tra gli altri, riferito dal Direttore dell'Adige quotidiano di Trento, l’articolo di fondo del Messaggero che prendendo spunto dai risultati olimpici suggeriva come essi dovessero essere di esempio al Paese ed ai suoi governanti. “L’Olimpiade è o dovrebbe essere una metafora della vita. …. “
E questo in una giornata in cui abbiamo gioito per l’argento di Alessia Filippi negli ottocento, ma, siamo rimasti impressionati per il settimo oro di Phelps e abbacinati dall’oro e record di Bolt nei cento piani. Chi ha visto può capire! Sembra lontanissimo l’anno in cui si doveva abbattere il muro dei 10 secondi.
Nella stessa giornata, o il giorno prima. È stata mandata a casa la Nazionale di Casiraghi. Lutto nazionale!
Ma viene da fare qualche riflessione e pur ammirando e condividendo lo spunto di Paolo Pombeni, editorialista del Messaggero. Penso sia necessario andare oltre.
L'Italia e il Nuovo: il difficile cambiare
Nell’editoriale di Sergio Romano sul “Corriere Della Sera” di domenica 4 maggio “DEMOCRAZIA SOTTO RICATTO Dalla Casta alla Deriva”, ( il testo integrale è consultabile all’indirizzo: www.corriere.it/editoriali/08_maggio_04/romano_e05418f8-19a8-11dd-ab0f-00144f486ba6.shtml ) si legge: “Fra «La casta», apparso nella primavera dell'anno scorso, e «La deriva », l'ultimo libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, esiste una importante differenza. «La casta » è la radiografia di una classe politico-amministrativa (secondo gli autori 179.485 persone) che ha usato il potere per distribuire a se stessa uno strabiliante numero di favori…….”, prosegue più avanti
“«La deriva» dimostra che in Italia è accaduto esattamente il contrario. Il governo dei ricchi ha reso il Paese più povero, più ingiusto, meno educato, meno assistito e curato, meno intraprendente e meno dotato di servizi moderni di quanto fosse negli anni in cui i suoi uomini politici erano più sobri. Siamo al 46˚posto nella lista dei Paesi più competitivi.”
Commenta poi: “Dopo avere chiuso il libro di Stella e Rizzo il lettore constaterà che le ragioni di questa deriva sono apparentemente diverse, ma in realtà quasi sempre le stesse. Quando un ministro riformatore o un parlamentare coraggioso tentano di rendere il sistema più flessibile, più competitivo e più dinamico, qualcuno si oppone.” E conclude: “Non è vero che la situazione sia ormai senza scampo. È ancora possibile rompere questo circolo vizioso e liberare la democrazia ricattata dalle corporazioni. Ma è necessario uno sforzo nazionale, vale a dire molto più di una semplice maggioranza di governo. E occorre un governo che dimostri di averlo capito sin dal primo giorno del suo lavoro.”
Viene da pensare come mai due libri che hanno avuto il merito di descrivere nel dettaglio cose note per grandi linee a tutti coloro che in questo paese si confrontano con le difficoltà del lavoro quotidiano e del riconoscimento dei propri diritti abbiano tanta risonanza mediatica e così poco effetto. Spiego meglio. Argomenti di tal genere avrebbero dovuto essere al centro di campagne di stampa che denunciavano il malcostume e le deviazioni da comportamenti corretti. Forse sono passati sotto silenzio perché non facevano notizia, essendo noti a tutti. Ed una volta pubblicata, «La casta», non ha avuto come risposta una serie di dimissioni o querele, né i giornali hanno incalzato i responsabili di comportamenti scorretti per rendere di pubblico dominio le loro reazioni. Tutto è stato assorbito nel magma.
Sull’altra testata di grande diffusione “La Repubblica” risponde Eugenio Scalfari “Il potere blindato della destra zuccherosa” ( il testo integrale è consultabile all’indirizzo: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/04/050il.html ) iniziando con un commento su Schifani, Fini ed Alemanno ascesi al vertice di Senato Camera e Comune di Roma, lancia una frecciata a Grillo ed al Vaffa day, continua con il mondo globalizzato citando il libro di Giorgio Ruffolo «Il Capitalismo ha i Secoli Contati» e lo stupore della sinistra radicale scomparsa senza accorgersene.
La Storia ed il "25 aprile"
Mario Pirani in un brillante commento del 23 aprile ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/04/23/048a.html ) ipotizzava un nuovo modo di vedera la festa della Liberazione. L'invito di Elisabetta Bolondi è un modo per dare attuazione a questo diverso modo di vedere le cose.
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Oggi si celebra l'anniversario della liberazione dell'Italia dalla dominazione nazista che dopo l'8 settembre del 1943 aveva seminato in Italia luttitra i membri della resistenza e soprattutto aveva colpito civili inermi e innocenti: le Fosse Ardeatine e Marzabotto non sono gli unici nomi da ricordare.
L'uso politico della storia in questi ultimi anni, in modo più marcato dalla discesa in campo di Berlusconi, ha fatto dei danni all'unità di questo Paese, fragile e mai veramante consolidata. Il monito che il Presidente Giorgio Napolitano ha inviato soprattutto ai giovani perchè conservino la memoria del passato sembra cadere nel vuoto: la scuoloa, dove i giovani passano la maggior parte del loro tempo è praticamente chiusa, tra ponti, vacanze, elezioni, ballottaqggi, gite scolastiche, assemblee d'istituto: gli insegnanti di storia più sensibili si vedono delegittimati da un portavoce del premier vincitore delle scorse elezioni che parla di revisione dei libri di storia, soprattutto e anzi esclusivamente per quanto riguarda la Resistenza, la guerra civile, il ventennio mussoliniano, l'alleanza con il nazismo hitleriano.
IL DOPO VOTO - Vincitori e vinti
La campagna elettorale è finita e le elezioni si sono svolte. Vinti e vincitori, come, ma meno di sempre. Ricevo da ieri sollecitazioni su effetti e risultati del voto, in genere con toni di preoccupazione. Nel mio ruolo di persona a contatto con il pubblico mi sono lasciato andare a chiedere a coloro che incontravo che cosa si aspettassero dal voto e se sarebbe cambiato qualche cosa dopo a seconda della vittoria. La risposta deludente e quasi unicorde è sempre stata questa. Cambierà poco o nulla ed in particolare alla domanda sulla inversione di tendenza del progressivo declino italiano economico, sociale, morale e civile nessuno si è mostrato speranzoso.
MARIO CALABRESI, "Spingendo la notte più in là".
Come si può non commuoversi fino alle lacrime ripercorrendo le storie politiche e familiari degli anni più violenti e insanguinati della nostra recente storia? La capacità della scrittura di questo libro importante sta nell'aver cancellato gli stereotipi e i pregiudizi ideologici che per anni ci siamo portati dietro, come una pesante eredità. Mario Calabresi, parlando in prima persona, ripercorre con grande immediatezza e spontaneità le proprie vicende familiari ma intrecciandole indissolubilmente con quelle tragiche di quegli anni: ecco allora che le famiglie dei morti per terrorismo rivivono, acquistano la loro personalità di vere vittime di una catena di odi che sembra ancora non essere finita davvero.
LA DEMOCRAZIA DIFFICILE
Per quasi tre settimane ho rielaborato mentalmente il discorso con il quale Alfredo Reichlin ha ricordato Aldo Moro il 28 febbraio. Un testo non semplice con il quale, attraverso la rievocazione del pensiero di Moro traccia una storia della democrazia in Italia. Partendo da “La svolta del 1901” con il passaggio dalla repressione di Bava Beccarsi all’era giolittiana ricorda come “in pochi anni l’Italia fece un balzo nella modernità, creò una grande industria, ci fu il riconoscimento dei sindacati e delle otto ore, la fine del «non expedit» e il ritorno dei cattolici alla vita politica. Il primo suffragio universale maschile”. Ricorda poi “Così penso a Moro e al significato del suo assillo tenace, ininterrotto su come dare risposta al problema di fondo, tutt’ora irrisolto, della storia italiana: la democrazia difficile” Un tema che Reichlin vede ancora attuale non per il pericolo di svolte autoritarie ma per il rischio “di passare dal governo della politica, intesa come sovranità del cittadino al governo delle così dette «consorterie».... ….. ritorna la grande domanda che la crisi italiana propone: chi comanda? Chi governa i grandi poteri, più o meno opachi, in lotta tra loro?”
Lettera aperta a Walter Veltroni
Caro Veltroni,
ho contravvenuto alle mie regole guardando tutta la trasmissione di Porta a Porta, ieri sera, per avere l’opportunità di ascoltarLa e capire se la mia diffidenza verso il PD potesse essere vinta. Una delle motivazioni che mi hanno spinto a sopportare Vespa, al quale non ho mai perdonato il “bentornato Presidente” nel giorno della assoluzione di Andreotti, è la buona valutazione che a mio giudizio si deve dare al Suo lavoro nell’incarico ricoperto, fino a ieri da Lei e molti anni or sono dal mio bisnonno, l’ultimo sindaco che prima di Lei aveva fatto approvare un piano regolatore. Questa parentela non è mio merito, ma mi permette di osservare e valutare le cose con una sensibilità diversa, cresciuto ad una scuola in cui la responsabilità ed il rigore erano valori primigeni e indisponibili.
Ho potuto così apprezzare il grande desiderio di cambiamento evidenziato dal linguaggio e dal coraggio delle scelte, ma tutto sommato non mi sento soddisfatto e convinto.
Manifesto dei valori del Partito Democratico
Pubblichiamo volentieri il testo elaborato dalla commissione per i valori del Partito Democratico presieduta dall'Onorevole Reichlin.
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Manifesto dei Valori del Partito Democratico
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1. Le ragioni del Partito Democratico
La nascita del Partito Democratico ha creato le condizioni per una svolta, non soltanto politica, ma anche culturale e morale, nella vicenda italiana. È in campo una forza che si propone di dare al Paese, finalmente, una nuova guida. Si riapre una speranza, si può tornare a pensare il futuro. Questa grande forza popolare, intorno alla quale si stanno raccogliendo le tradizioni culturali e politiche riformatrici del Paese, si pone il compito di mobilitare le energie e i valori del nostro popolo per rimettere questo Paese in cammino. Bisogna fare un’Italia nuova. Questa è la ragione ed è la missione del Partito Democratico: ricollocare l’Italia negli inediti scenari aperti dalla globalizzazione del mondo, riunire gli italiani sulla base di un rinnovato patto di cittadinanza, dare loro la coscienza e l’orgoglio di essere una grande nazione.
Sognando con Luciana Littizzetto
Oggi il Presidente del Senato Franco Marini ha rimesso nelle mani del Capo dello Stato, il Presidente Napolitano, il mandato ricevuto per esplorare la possibilità di un Governo finalizzato alla riforma della legge elettorale.
Con le solite formule, che prendo in giro la lingua italiana e scivolano sulla serietà dei problemi, ha affermato che esiste una diffusa convinzione che la legge elettorale debba essere riformata, ma che non esiste una larga maggioranza concorde sul tipo di riforma da fare !!!!!
Il sentimento della maggioranza degli italiani è stato a mio avviso perfettamente espresso, ieri sera, da Luciana Littizzetto nella trasmissione "Che tempo che fa". Il desiderio di cambiare e di mandare a casa tuti quelli che non sono stati in grado di comprendere e venire incontro alle nostre aspirazioni.
Il problema vero per il quale non si è potuto trovare un accordo sulla riforma, e che nessuno ha il coraggio di affermare pubblicamente, è nel fatto che la attuale legge elettorale, "il Porcellum", consegna ai segretari dei partiti il potere assoluto sulle candidature, e così, come non c'è stata praticamente opposizione quando questa legge è stata varata, altrettanto adesso ogni ragione è buona per non modificarla. Nessuno all'interno dei partiti, stando l'attuale stato di cose, è disposto a contrastare il Segretario, pena la cancellazione dalle prossime liste.
La "Casta" mantiene e riconquista il suo potere.
27 gennaio 2008, la giornata della memoria
Il 27 gennaio di ogni anno, dal 2000, una legge dello Stato promossa da Furio Colombo ha deciso di ricordare lo sterminio che i nazisti operarono nell'Europa durante la seconda guerra mondiale, su oltre sei milioni di persone, per la maggior parte ebrei, nel sogno folle di eliminarli totalmente dal pianeta, per affermare la superiorità della cosiddetta razza ariana. Quest'anno la ricorrenza si unisce al 70 anniversario della promulgazione delle leggi razziali, che nel 1938 furono pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, firmate del re Vittorio Emanuele III e da Benito Mussolini, e che escludevano i cittadini italiani di religione ebraica dai diritti fondamentali: essi erano esclusi da scuole, università, circoli privati. Erano impediti loro matrimoni misti, non potevano avere personale ariano, dovevano consegnare perfino gli apparecchi radio.Purtroppo, con lo scoppio della guerra e per obbligo degli alleati tedeschi, si passò nel 1943 dalla privazione dei diritti alla deportazione e allo sterminio.Gli oltre mille deportati che il 16 ottobre 1943, razziati all'alba nel quartiere ebraico, presso il Portico d'Ottavia a Roma furono avviati ad Auschwiz-Birkenau, non fecero ritorno. Solo pochissimi di loro sopravvissero per raccontare, instancabilmente, il loro inferno. Tra essi, i testimoni che ancora oggi, attraverso la rete dell'Aned, girano per le suole, partecipano ad incontri, accompagnano gli studenti nei campi e rivivono con grande dolore e sofferenza il loro martirio.
SCIENZA e FEDE --- Riflessioni contemporanee
Pubblico la lettera che segue come testimonianza di sconforto e confusione, vissuta da chi vede in progressivo declino i valori cui ha dedicato una parte consistente della vita.
Nel 1965, avevo 15 anni, ho incontrato una comunità Padri Gesuiti di un Parrocchia romana: con loro ho passato una giovinezza allegra e impegnata: mettevamo a frutto gli insegnamenti del recentissimo Concilio Vaticano, leggevamo il Nuovo Catechismo olandese, contestavamo l'enciclica di Paolo VI contro la contraccezione, seguivamo dopo il convegno sui mali di Roma del 74 le idee trascinanti di don Di Liegro, affollavamo le conferenze di Pietro Scoppola, di Giuseppe De Rita, di Padre Rossi de Gasperis, del Cardinale Martini,
DEMOCRAZIA E POTERE
Compare oggi sul Corriere della Sera un commento di Sergio Romano dal titolo “Il Prezzo Della Continuità”. In esso esamina la posizione del governo nei confronti della riforma elettorale mettendo in evidenza le contraddizioni esistenti. Sostiene anche: “La colpa , beninteso, non è interamente sua, è anche di tutti coloro che hanno creduto di poter riformare la legge elettorale e le istituzioni lasciando a Palazzo Chigi un governo che ne sarebbe inevitabilmente danneggiato.” E dopo un riferimento ad analoga situazione in occasione della Bicamerale di Massimo D’Alema conclude: “È giunto il momento di scegliere. Chi sostiene la stabilità del governo ammetta con franchezza che preferisce l’Italia d’oggi ………. . Chi vuole cambiare ed è convinto che l’Italia abbia urgente bisogno di nuove leggi per votare e governare, ammetta che Prodi rappresenta un ostacolo sulla strada del rinnovamento e che un governo “tecnico” sarebbe molto più adatto allo scopo.”
In altra pagina dello stesso giornale, accanto a Dini che agita l’Unione una breve nota riporta le lodi di Bondi a Reichlin per aver parlato sull’Unità della “impresa di dar vita non ad un altro partito, ma a un grande inedito partito della nazione, cementato da una comune idea dell’Italia e del mondo del 2000”. Conclude Bondi che aveva mostrato accordo negli intenti a proposito del nuovo movimento politico del Popolo della libertà “Questo non significa che siamo d’accordo sulle soluzioni da dare ai problemi del Paese. Vuol dire però che siamo d’accordo sulla necessità di edificare una democrazia forte e vitale.
RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA
È passato molto tempo dal mio ultimo commento e sono successe tante cose.
Un sussulto di speranza quando Veltroni ha iniziato il dialogo sulle riforme elettorali. Rabbia e senso di impotenza per le violenze quotidiane, il blocco dei camionisti, gli incidenti sul lavoro, il disagio mentale sempre più diffuso con delitti che vedono protagonisti madri, mariti, fidanzati e come vittime gli oggetti del bene e dell'affetto.
Delitti aimè spesso annunciati.
Senso di impotenza diffuso tra i lettori del Blog che, sempre direttamente, mi dicono non esserci speranza per cambiare il Paese, ma vorrei ricordare la differenza che esiste tra una impresa difficile ed una senza speranza.
Non si possono perdere le speranza prima di aver provato a cercare soluzioni.
Interventi dei relatori alla Consulta socialista
Pubblichiamo le relazioniu svolte da Archibugi, Nesi, Covatta, Acquaviva e Ruffolo al convegno "IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE" del 6 novembre 2007.
Le relazioni sono leggibili cliccando il relativo titolo nell'elenco laterale. Qui di seguito con un click su ancora è possibile leggere l'introduzione di Giorgio Ruffolo. Speriamo di avere quanto prima l'intervento di Walter Veltroni e le conclusioni di Giuliano Amato.
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IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE
Roma, 6 novembre 2007
Introduzione di Giorgio Ruffolo
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Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 5 -
IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE
L’Europa potenza mondiale
Relazione di Giorgio Ruffolo
Se questa è una Costituzione
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Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 4 -
da Gennaro Acquaviva I cattolici e la politica, oggi
Consulta socialista: Il Socialismo democratico e liberale
Roma, 6 novembre 2007
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Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 3 -
Luigi Covatta
Il sindacato e il lavoro
Consulta socialista, Roma, 6 novembre 2007
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Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 2 -
CONSULTA SOCIALISTA
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Convegno su
IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE
Relazione di Nerio Nesi su
L’impresa e la economia
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Roma, 6 novembre 2007
Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 1 -
Franco Archibugi
Relazione al Convegno promosso dalla ‘Consulta Socialista’:
Il Socialismo democratico e liberale
L'Italiano di Sebastiano Vassalli - Enaudi 2007
Sono undici i ritratti che Vassalli ha dedicato a personaggi emblematici e rappresentativi della storia italiana degli ultimi due secoli. Già nel suo splendido Cuore di pietra, la storia di una casa nei pressi di Novara e dei suoi diversi abitanti succedutisi nel corso dei secoli, l’autore aveva mostrato una spiccata tendenza a raccontare la storia, quella con la esse maiuscola, attraverso personaggi, più o meno significativi, ma capaci di evocare scenari e atmosfere molto suggestive, mentre si rileggevano episodi spesso dimenticati. Ora, nell’Italiano, l’autore ripercorre alcuni momenti fondamentali della nostra storia nazionale, la caduta della repubblica di Venezia, Crispi, la prima guerra mondiale, il fascismo e la sua caduta, la mafia, Cefalonia, il comunismo e la caduta del suo mito, il femminismo, Berlusconi, attraverso brevi racconti, alcuni brevissimi, che hanno avuto per protagonisti personaggi, notissimi o sconosciuti, che hanno tratteggiato in modo magistrale l’atmosfera del momento, epico o tragico, da loro vissuto.
Femmine e maschi: paritetici, alternativi, complementari o diversi?
È comparso su La Repubblica un pezzo di Concita De Gregorio che commentando il libro “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini, rappresentava l’iter della emancipazione femminile che, con un percorso di tipo circolare sta riportando le donne ad un nuova posizione subalterna. L’autrice cita la prefazione in cui è posto il quesito: come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
Dove sono i progressisti?
Il Partito democratico dopo lunga gestazione e con un parto un po’ precipitoso è oggi una realtà.
È veramente una svolta nel panorama politico italiano o è solo una riedizione imbellettata della solita minestra?
Lettera aperta da Mario Pirani a Walter Veltroni
CARO Walter, sono tra i 160 che hanno firmato per la tua candidatura. Credo opportuno dar conto a te e ai lettori delle ragioni che mi hanno fatto deflettere dalla decisione, vecchia di mezzo secolo, di astenermi da qualsivoglia forma di adesione ad un partito, sia pure in fieri.
La prima ragione attiene al convincimento che mai, dalla Liberazione in poi, si era aperto un distacco tanto profondo tra la grande maggioranza del popolo e il ceto politico,
Risposta di Walter Veltroni
CARO direttore, la lettera aperta di Mario Pirani del 30 luglio contiene molti argomenti importanti. Ne vorrei discutere come in un epistolario pubblico. Una forma che va sparendo, almeno per due ragioni. La prima è la velocità di una società che riesce a comunicare in forme inedite nella storia dell'umanità ma che sacrifica alla quantità e alla rapidità la possibilità di strutturare pensieri lunghi nella relazione tra le persone: di più ma meno, si potrebbe dire. La seconda ragione è legata alla difficoltà della politica di rendersi disponibile alla ricerca e al confronto. Il che comporta la consapevolezza del proprio ruolo come servizio, forse il più alto, nei confronti della comunità.
Lettera a Repubblica del 31/07/07
La lettera aperta a Veltroni di Mario Pirani coglie nel segno alcuni aspetti del malessere politico-sociale del nostro paese, ma non arriva al cuore del problema.
Quella che viene definita oggi in maniera frettolosa “antipolitica” è in realtà il sommarsi di sentimenti diversi. L’Italia neonata repubblica, dopo il boom degli anni ’60, è entrata in una stagione che dietro la facciata delle ideologie e dei blocchi contrapposti ha visto una classe politica specializzarsi in gestione del potere ed in ingegneria elettorale, modulando il consenso attraverso elargizioni e favori (assunzioni, appalti, pensioni, ecc...).
Come nasce L'italia che vorrei
Italiachevorrei nasce come sito dalla lettera aperta di Mario Pirani a Walter Veltroni per i motivi che di seguito spieghiamo.
Il problema suscitato da Pirani e cioè la occupazione da parte della Politica di tutti i settori della vita economica e sociale è secondo il nostro punto di vista centrale nello sviluppo futuro del Paese.
Il fatto che i il 57% dei giovani italiani (dichiarazione del presidente Prodi in campagna elettorale) aspira ad andare a lavorare all’estero è conseguenza di questo poiché da noi non esiste corrispondenza tra capacità e merito professionale ed obbiettivi raggiunti.
La risposta di Veltroni pur piena di alti concetti non spiega nel concreto cosa si intende fare per interrompere il circuito clientelare delle raccomandazioni. Dichiara l’intento di allontanare la politica dalla RAI e dalle ASL, ma tale intento pare poco realizzabile visto il grado di coinvolgimento attuale in entrambi i sistemi.
Il problema dei costi della politica non sta nello stipendio o nel numero dei parlamentari, ma nelle inefficienze clientelari del sistema. Un esempio paradigmatico e quello della vendita degli ospedali della Regione Lazio ad una società di capitali della regione stessa che poi affitta le strutture alle ASL od alle Aziende ospedaliere. Operazione progettata dalla sinistra e realizzata dalla destra di cui non è chiaro il vantaggio se non quello di superare alcuni vincoli di bilancio. Con costi di gestione in questa operazione come in tante altre che i cittadini sono costretti a pagare senza poter chiamare alle proprie responsabilità gli autori di scelte sbagliate ed improduttive. Perché nell’attuale sistema elettorale in cui le scelte dei candidati vengono fatte dalle segreterie dei partiti e con l’artificio delle coalizioni si vota in maniera acritica per lo schieramento, negare il voto al partito od alla coalizione comporta favorire l’opposizione.
Così per allargare il dibattito sull’argomento e ricercare consensi sul problema della scarsa trasparenza della politica e sulla esigenza di rompere un sistema di favoritismi ed irresponsabilità pubblichiamo in rete la lettera di Pirani, la risposta di Veltroni ed altri contributi nell’intento di riunire in un gruppo di pressione tutti coloro che ritengono il merito elemento fondamentale nell’attribuzione di incarichi e responsabilità, tutti coloro che nell’intento di dare una spinta al cambiamento si sono mobilitati nelle primarie dell’Ulivo ed i cui nomi sono rimasti sapientemente occultati.
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