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Lettera aperta da Mario Pirani a Walter Veltroni
CARO Walter, sono tra i 160 che hanno firmato per la tua candidatura. Credo opportuno dar conto a te e ai lettori delle ragioni che mi hanno fatto deflettere dalla decisione, vecchia di mezzo secolo, di astenermi da qualsivoglia forma di adesione ad un partito, sia pure in fieri.
La prima ragione attiene al convincimento che mai, dalla Liberazione in poi, si era aperto un distacco tanto profondo tra la grande maggioranza del popolo e il ceto politico,
Risposta di Walter Veltroni
CARO direttore, la lettera aperta di Mario Pirani del 30 luglio contiene molti argomenti importanti. Ne vorrei discutere come in un epistolario pubblico. Una forma che va sparendo, almeno per due ragioni. La prima è la velocità di una società che riesce a comunicare in forme inedite nella storia dell'umanità ma che sacrifica alla quantità e alla rapidità la possibilità di strutturare pensieri lunghi nella relazione tra le persone: di più ma meno, si potrebbe dire. La seconda ragione è legata alla difficoltà della politica di rendersi disponibile alla ricerca e al confronto. Il che comporta la consapevolezza del proprio ruolo come servizio, forse il più alto, nei confronti della comunità.
Lettera a Repubblica del 31/07/07
La lettera aperta a Veltroni di Mario Pirani coglie nel segno alcuni aspetti del malessere politico-sociale del nostro paese, ma non arriva al cuore del problema.
Quella che viene definita oggi in maniera frettolosa “antipolitica” è in realtà il sommarsi di sentimenti diversi. L’Italia neonata repubblica, dopo il boom degli anni ’60, è entrata in una stagione che dietro la facciata delle ideologie e dei blocchi contrapposti ha visto una classe politica specializzarsi in gestione del potere ed in ingegneria elettorale, modulando il consenso attraverso elargizioni e favori (assunzioni, appalti, pensioni, ecc...).