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LA DEMOCRAZIA DIFFICILE
Per quasi tre settimane ho rielaborato mentalmente il discorso con il quale Alfredo Reichlin ha ricordato Aldo Moro il 28 febbraio. Un testo non semplice con il quale, attraverso la rievocazione del pensiero di Moro traccia una storia della democrazia in Italia. Partendo da “La svolta del 1901” con il passaggio dalla repressione di Bava Beccarsi all’era giolittiana ricorda come “in pochi anni l’Italia fece un balzo nella modernità, creò una grande industria, ci fu il riconoscimento dei sindacati e delle otto ore, la fine del «non expedit» e il ritorno dei cattolici alla vita politica. Il primo suffragio universale maschile”. Ricorda poi “Così penso a Moro e al significato del suo assillo tenace, ininterrotto su come dare risposta al problema di fondo, tutt’ora irrisolto, della storia italiana: la democrazia difficile” Un tema che Reichlin vede ancora attuale non per il pericolo di svolte autoritarie ma per il rischio “di passare dal governo della politica, intesa come sovranità del cittadino al governo delle così dette «consorterie».... ….. ritorna la grande domanda che la crisi italiana propone: chi comanda? Chi governa i grandi poteri, più o meno opachi, in lotta tra loro?”
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