Lettera a Repubblica del 31/07/07
di Andrea Levi della Vida
La lettera aperta a Veltroni di Mario Pirani coglie nel segno alcuni aspetti del malessere politico-sociale del nostro paese, ma non arriva al cuore del problema.
Quella che viene definita oggi in maniera frettolosa “antipolitica” è in realtà il sommarsi di sentimenti diversi. L’Italia neonata repubblica, dopo il boom degli anni ’60, è entrata in una stagione che dietro la facciata delle ideologie e dei blocchi contrapposti ha visto una classe politica specializzarsi in gestione del potere ed in ingegneria elettorale, modulando il consenso attraverso elargizioni e favori (assunzioni, appalti, pensioni, ecc...).
Nonostante Vittorio Foa che oggi parlava di esempio e di comportamenti spariti, il pensiero ufficiale continua ad attribuire agli uomini politici la stessa etica che esisteva nella prima metà del secolo scorso, come se il ’68 non si fosse portato via tutti i modi di essere e di pensare preesistenti trasformando la competizione in lotta all’ultimo sangue. E così si finge di non sapere che un uomo pubblico che gestisce il potere è soggetto a continue pressioni affinché faccia cadere le scelte da una parte piuttosto che dall’altra, e se gli ambiti in cui si muove sono molti ed i controlli sul suo operato sono scarsi od inefficienti o tardivi sarà molto facile una deriva che porti ad acquisire il consenso attraverso un uso disinvolto del pubblico denaro. Da noi il sistema è istituzionalizzato attraverso vari strumenti di cui il più noto e diffuso è il manuale Cencelli. Ci sono poche speranze che un mondo politico così sedimentato sui valori dell’immediato possa mettere in campo la riforma necessaria a mantenere una democrazia reale. Un sistema in cui nessuno è intoccabile ed al di sopra del giudizio degli organi di controllo che devono essere terzi ed imparziali. Ciò vuol dire che se uno è segretario di un partito e catalizza le idee ed energie di una parte di cittadinanza, non può essere contemporaneamente il realizzatore dei programmi che gli elettori affidano al governo poiché verrebbe meno la continua e doverosa opera di controllo.
Abbattendo i recinti degli Zoo in cui vivono in nostri politici forse la Politica e l’Italia potranno tornare a crescere.
La democrazia come l’ordine non si fa, si mantiene.
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