Femmine e maschi: paritetici, alternativi, complementari o diversi?
Andrea Levi Della Vida
È comparso su La Repubblica un pezzo di Concita De Gregorio che commentando il libro “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini, rappresentava l’iter della emancipazione femminile che, con un percorso di tipo circolare sta riportando le donne ad un nuova posizione subalterna. L’autrice cita la prefazione in cui è posto il quesito: come sia potuto succedere che «le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper».
E conclude la giornalista: “cosa sia successo nell’arco di venti anni, dalle madri alle figlie, questo è il racconto. Si capisce benissimo come sia accaduto. Si intuisce persino, ripensando gli anni Novanta, perché. La competizione, probabilmente. La paura del confronto e dell’incontro. Sembrava di essere così vicini al traguardo e invece ecco: dalla parte delle bambine, da capo.”
In un’altra pagina dello stesso giornale si parlava di un uomo, arrestato perché coltivava marijuana, morto in carcere nel giro di pochi giorni. Veniva riportata nell’articolo anche la consistenza della popolazione carceraria: oltre quarantaduemila maschi, meno di duemila femmine!
Tutte le volte che sento o vedo un appello alla parità tra i sessi mi sento a disagio perché molto spesso viene fatta una generalizzazione e sembra quasi che si insegua un’ aspirazione infantile. Si sottovaluta invece che esistono fra i sessi differenze cromosomiche fenotipiche e psicologiche; differenze che non sanciscono una supremazia, ma che sembrano avere perso significato nel mondo moderno mentre erano fondamentali quando la vita, proprio perché più difficile, era meno complessa. Differenze che il mondo moderno tende a disconoscere, facilitando l’aumento dei fenomeni legati al disturbo della identità sessuale.
Ma se la specie umana vuole continuare ad esistere non si può prescindere dal mantenimento della differenza che produce quel desiderio di maternità che è indispensabile per la procreazione.
Viviamo in un mondo complesso in cui è diventato difficile confrontarsi con valori profondi che hanno strette relazioni con il sentimento di cui si ha pudore o vergogna di parlare e che non è certamente monetizzabile.
Mentre scrivo sento in sottofondo le canzoni di Rino Gaetano, un coraggioso sognatore che ha cantato di donne e rifletto…….
La recente riunione della Consulta Socialista si è svolta con un buon successo di pubblico; purtroppo, in un’aula quasi piena, la presenza femminile, comprendendo anche giornaliste e segretarie, era inferiore al 10%. I vari interventi che si sono succeduti hanno toccato molti argomenti di grande attualità, ma, quasi tutti, hanno avuto un taglio prevalentemente tecnico. Il ministro Amato ed il sindaco Veltroni hanno fatto discorsi di carattere diverso, parlando di cultura socialista in genere, della difficoltà di non generalizzare e di fare scelte giudicando caso per caso. Hanno anche sottolineato le difficoltà della democrazia come istituzione di riferimento delle società avanzate.
Il mio pensiero è stato che anche in quella sede si fosse commesso un errore di focalizzazione dell’obbiettivo. Il problema è che il grande sviluppo della cultura scientifica e tecnologica tende sempre di più a trascurare l’uomo nella sua complessità di sensazioni ed emozioni.
Uomini e donne che spesso in Italia, a seguito del ‘68 e di una arcaica abitudine ecclesiastica (promoveatur ut amoveatur), hanno perso la capacità di giudizio. Vorrei citare come esempio di quanto cerco di spiegare l’episodio del processo per mafia a Giulio Andreotti.
Non voglio dare opinioni sul merito della sentenza, ma la valutazione politica dell’uomo e dei rapporti tra stato ed organizzazioni mafiose avrebbe dovuto e deve prescindere e precedere, in modo del tutto indipendente, il giudizio penale.
Così la politica portando le valutazioni su questioni sempre più tecniche toglie ai più la possibilità di dare un giudizio complessivo che troppo spesso è emotivo invece che razionale, ed a questo tipo di giudizio con una componente non razionale è pretestuosamente tolta validità perché non è facilmente né oggettivamente dimostrabile con valutazioni tecnico-scientifiche.
È triste, ma forse ineluttabile, che in un luogo ove si vorrebbe costruire e discutere di cultura politica si debba fare a meno della componente femminile che non si è sentita coinvolta e motivata a partecipare. Interrogarsi su questa assenza, capirne le motivazioni e trovare rimedi o accettare il dato di fatto è costruttivo e civile; continuare a chiedere l’equiparazione dei sessi, comunque, porterebbe per assurdo a desiderarla anche all’interno della popolazione carceraria.
Esaltare le differenze di compiti e di ruoli per migliorare la complementarietà è presupposto irrinunciabile affinché il maschio e la femmina umani (due specie diverse come sostiene mio fratello) continuino a generare prole feconda e siano capaci di costruire un mondo che garantisca la sopravvivenza, nell’ambiente che muta inesorabilmente.
Commenta
Ultimi Commenti
Andrea (Dove Albergherą l…): Ciao, vorrei proporti uno…eli (DEMOCRAZIA E POTE…): Caro Andrea, mi sento dav…
gianfrancesco (Come nasce L'ital…): non credo realizzabile al…
vinz (Come nasce L'ital…): credo che a questo proble…