Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 4 -
Roma - Hotel Bologna - 6 novembre 2007
da Gennaro Acquaviva I cattolici e la politica, oggi
Consulta socialista: Il Socialismo democratico e liberale
Roma, 6 novembre 2007
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“Lo Stato e la Chiesa sono ciascuno nel proprio ordine indipendenti e sovrani”. Se entrambi sono sovrani chi stabilisce le reciproche competenze? Non vi è, come dicono i giuristi, una competenza sulle competenze che possa stabilire limiti e confini e dirimere i conflitti.La formula “indipendenti e sovrani”, secondo il ricordo di Dossetti, l’avrebbe scritta Togliatti in un incontro riservato tra i due. Ma forse Togliatti non sapeva che quella formula ripeteva quasi alla lettera le parole con cui una famosa enciclica di Leone XIII, la Immortale Dei del 1885, definiva il rapporto fra le due società: “ambedue sono supreme, ciascuna nel suo ordine”. Nella formula vi sono dunque radici cattoliche, come sottolinea Scoppola. La norma, d’altra parte, è storicamente collegata al secondo comma dello stesso articolo che offre garanzia costituzionale al regime pattizio; per di più, il Concordato di Craxi ha voluto sancire un principio di collaborazione.Dunque il dato di fatto da cui partire è che si è venuto definendo, storicamente, tra i due soggetti, un sistema di rapporti che non ha riscontri puntuali in nessun altro ordinamento e che rappresenta un deciso salto di qualità rispetto alla formula cavouriana del “Libera Chiesa in libero Stato”; e che questo sistema di rapporti presuppone reciproca fiducia, rispetto, collaborazione appunto, in sintonia del resto con un dato profondo della storia italiana: il ruolo decisivo che la Chiesa ha avuto, anche dialetticamente, e attraverso aspri contrasti, nella stessa costruzione della identità del nostro Paese. Per fare un passo ulteriore è utile ricordare che tutto questo è stato pensato e realizzato nel quadro di un sistema politico dominato dal partito dei cattolici e spinto dalla logica del proporzionale ad una convergenza verso il centro; insomma, storicamente, quel particolare sistema di rapporti fra Stato italiano e Chiesa cattolica nasce e si consolida in quanto legato in qualche modo al sistema politico. E’ stato così inevitabile che Tangentopoli e la contemporanea conclusione della esperienza politica della D.C., che ha certificato inoltre la fine dell’unità politica dei cattolici in un unico partito, producessero non solo mutamenti nel sistema politico ma anche modifiche nel rapporto tra la Chiesa e la politica. Anche la Chiesa, infatti, almeno sul fronte strettamente politico, usciva in qualche modo sconfitta dalla fine della prima Repubblica; ed è soprattutto per questa ragione, e non solo per la presenza esorbitante di un fine “politico” come il Cardinal Ruini, che essa non ha voluto o non ha potuto cogliere la possibilità, che allora poteva essere colta, di diventare ancora una volta elemento di animazione etica di tutta la democrazia italiana, anche utilizzando la lunga fase iniziale che ha caratterizzato la transizione; al contrario, si è di fatto assistito, dopo il 1994, al realizzarsi di una politica di tipo gentiloniano, basata sullo schema “consensi in cambio di sostegno alle rivendicazioni cattoliche”, con ciò contribuendo a spingere la Chiesa (o almeno i capi della CEI) a promuoversi ed a vedersi di fatto come una potente lobby, quanto meno nel campo della politica. Va da se che gli errori maggiori rispetto a questa spinta a riconoscersi in questa forma, sono da addebitarsi alle modalità con cui si è costruito ed è stato gestito il “fronte” del centro-destra; ma conviene ricordare che un errore non dissimile è stato perseguito, con una costanza abbastanza cieca, anche dal centro-sinistra, sia nel senso di non negarsi praticamente mai allo scambio lobbistico quando richiesto; sia nell’esporre, all’apposto, le proprie bandiere a vampate improvvise e spesso estemporanee, ma violente, di un anticlericalismo di netto stampo ottocentesco.Per tutti i tredici anni che ci separano dalla fine del partito cristiano, leaders ed attori tra i maggiori della sinistra politica e culturale non ha saputo contrapporre, rispetto a questa impostazione (ripeto: prevalentemente derivata o meglio fiancheggiata dal centro-destra), nulla di organico, nulla che potesse apparire animato da una prospettiva di confronto di ampio respiro, innanzitutto culturale e sociale. Accanto a punture di spillo, a polemiche inutili e talvolta infondate sugli interventi della gerarchia e del presidente della CEI, va soprattutto richiamato quello che si è dimostrato il fondamentale errore strategico per le forze di sinistra: aver sollecitato, promosso e gestito il referendum sulla fecondazione assistita senza essere in grado di interpretare e far proprio uno stato d’animo largamente diffuso nel Paese, che si è dimostrato essere - al contrario dalla scontata affermazione di diritti - colmo di timore e di sospetto, o quantomeno di incertezza, verso gli automatismi del potere della scienza e della medicina nella manipolazione dell’uomo. Ma veniamo al punto e guardiamo al futuro e a quello che si può fare. A me sembra che ciò che è mancata e che oggi va costruita è “una politica ecclesiastica della sinistra” ed in particolare di chi vuole rafforzare i valori del socialismo liberale, al fine di mettersi in sintonia con la novità che la situazione post 1994 tuttora conserva.Uso questa terminologia - politica ecclesiastica – che non mi piace, per cercare di mettermi in rapporto con la fase in cui essa ebbe l’onore del mondo, naturalmente a partire dalla storia del PCI. Nel 1974, di fronte al referendum sul divorzio, non solo CISL e ACLI, ma settori consistenti della stessa Azione cattolica non per caso presero posizione contro l’abrogazione della legge, al contrario di quanto sta avvenendo puntualmente in questi anni in cui assistiamo da parte delle organizzazioni cattoliche ad una costante uniformità di intenti intorno agli indirizzi del vertice ecclesiastico. Quello in sostanza che voglio sostenere è che abbiamo un grande bisogno di studiare e capire e comprendere su quasi basi si è venuta rafforzando l’influenza della Chiesa e delle sue ragioni nell’Italia di oggi ; e che questo sforzo di approfondimento e di ricerca di una posizione comune tra noi è reso urgente ed obbligatorio dalla condizione attuale dalla politica e della collocazione delle forze in campo. Di fronte alla crisi che oggi attraversa la politica, crisi epocale e straordinaria, è infatti inevitabile e, direi, obbligatorio appellarsi innanzitutto alle grandi forze e tradizioni storiche del Paese, ai serbatoi di idealità e di forza che permangono nel suo seno. Tra questi vi è certamente il socialismo, con la sua storia di riscatto umano e la sua lotta per la libertà; ma altrettanto certamente vi è il cattolicesimo, di ieri e di oggi. Che esso, infatti, anche nella realtà della sua crisi particolare, sia tuttora una grande risorsa per il Paese, nessuno lo può mettere in dubbio. Penso che chi ragiona di questi argomenti da una posizione di socialismo liberale, possa ben comprendermi se aggiungo che la fede di un popolo, la sua preghiera, la sua carità, la cultura politica ed il senso sociale che ancora permangono nel mondo cattolico, le connessioni e le proiezioni internazionali che esso esprime, sono una grande forza al servizio del Paese. Non dico che sia l’unica ma è probabilmente la più grande risorsa sul piano ideale, forse l’unica in cui permanga una storia che sia organica con essa, collocata in forte continuità con il suo passato e che non rinuncia a proiettarsi nel futuro. Aggiungo per chiarezza che dico tutto questo da un punto di vista fenomenologico, non con uno spirito di soddisfazione parrocchiale. Ebbene, questo cattolicesimo va chiamato all’appello per la costruzione di una nuova politica, come lo fu nel 1943-’44. Va depurato dei suoi potenziali integralismi, che pure permangono, ne va sollecitata e sostenuta la sua spinta laica, che è in esso, ad occuparsi di politica, il suo desiderio visibile e permanente di sostenere la ricostruzione del Paese. Non abbiamo bisogno di un cattolicesimo consolatorio, ed alla fine reazionario, alla moda degli evangelici americani o di un mondo cattolico rassegnato e dominato dalla destra e dagli integralisti; abbiamo bisogno di un cattolicesimo che ci fornisca quel serbatoio di classe dirigente progressista , intelligente e laica, disponibile a servire il Paese perseguendo il bene comune e capace di tornare a praticare la politica ancora con spirito di servizio, una qualità che sembra oggi un po’ da difficile ricercare e da ritrovare da altre parti. Gennaro Acquaviva Roma, 6 novembre 2007Commenta
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