Relazioni alla CONSULTA SOCIALISTA - 5 -
Roma - Hotel Bologna - 6 novembre 2007
IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE
L’Europa potenza mondiale
Relazione di Giorgio Ruffolo
Se questa è una Costituzione
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Non si chiama più Costituzione. Si chiama Trattato di riforma. E tanto per rendere le cose più chiare, i Trattati sono due: quello sull'Unione e quello sul funzionamento dell'Unione.
Gli sono state tolte l'inno le bandiere il nome stesso. Understatement tipicamente britannico.
E benchè ci sia dentro il 90% del testo costituzionale, i 28 governi firmatari si affannano a spiegare che questa non è una costituzione, come Renè Magritte ( la battuta è dell'Economist) avvertiva, scrivendo sotto la sua pipa: ceci n'est pas une pipe.
E' anche un gruviera di opting out.
Nonostante questo, dobbiamo ingoiare anche questa pillola e dire pure che siamo contenti: primo, perchè si è rimesso in moto il tram; secondo, perchè nel Trattato di riforma sono contenute decisioni importanti, sulla presidenza dell'Unione, sulle materie che saranno decise a maggioranza, sul sistema di voto semplificato ( tra dieci anni) su tante cose ancora, importanti e no. Ma questa volta non diremo, come abbiamo fatto tante altre, che l'Unione, tra una delusione e l'altra, eppur si muove e tirare in ballo il solito calabrone che vola a dispetto degli entomologi. No. E non diremo soltanto che il nuovo Trattato è al disotto delle esigenze fondamentali di efficienza e di legittimità democratica (che è la pura verità). Diremo che questa Unione somiglia troppo, ormai, a un condominio.
Certo, è rimasto intatto il giudizio su quella che mi pare ancora la più grande impresa consegnata dal XX al XXI secolo. Ma è fortemente aumentato il rischio che, seguitando l'attuale rotta, l'avventura possa subire un decadimento fatale.
E' giunto allora il momento, per le forze politiche democratiche legate a questa avventura, di una riflessione fondamentale sul suo vero scopo, sulla sua identità, sul suo progetto.
Vi propongo di cominciare, con modestia e serietà, a parlarne tra di noi. E mi limito a enunciare quelli che potrebbero essere alcuni tra i temi di una riflessione che possa tradursi in una proposta da sottoporre al dibattito politico.
Anzitutto, lo scopo storico. Dobbiamo ribadire l'ambizione e restare al livello dell'Europa di Spinelli, o accettare la versione dell'Europa di Blair? Lo dico brutalmente, così ci capiamo. Uno di quelli che in Italia parlano chiaro sugli scopi del progetto europeo è il nostro Presidente della Repubblica. Un altro che in Europa si è espresso senza esitazioni sul suo traguardo storico, gli Stati Uniti d'Europa, è il belga Verhofstadt. Siamo ancora su questa lunghezza d'onda o abbiamo cambiato canale?
Se siamo ancora su questa lunghezza d'onda, sarebbe necessario riconoscere virilmente che siamo una minoranza, certo in Europa, forse addirittura in Italia. Il che non dovrebbe indurci a smobilitare, ma anzi a serrare le fila, per cominciare una nuova battaglia.
Anzitutto ponendo, come Giorgio Napolitano ha fatto, il problema ornai ineludibile delle due velocità. E' inutile fingere che si possa marciare per molto tempo ancora uniti, si fa per dire, con il pretesto di percorrere un tratto di strada comune. Certo che si può e si deve mantenere "unita l'Unione" sulle posizioni che essa ha realizzato, sui poteri che ha conquistato, sulle responsabilità che si è assunta, sulle politiche su cui è impegnata. Ci mancherebbe. Quindi, Commissione, Consiglio, Parlamento, sissignori. E anche ampliamento, magari gestito un po' meglio. Ma i paesi che rendessero esplicito, finalmente, il loro scopo strategico, non potrebbero non assumere, fin d'ora, impegni specifici che vanno al di là dell'agenda "ordinaria" dell'attuale Unione. E ciò comporta, per loro, una "cooperazione rafforzata" che intenda riprendere e perseguire coerentemente il disegno originario, oggi abbandonato, che era prevalso, sia pure con vistosi arretramenti e rinunce, nella Conferenza Intergovernativa che impegnò i rappresentanti dei governi europei per oltre un anno e si concluse il 18 giugno 2004 sotto presidenza irlandese.
Un numero di paesi ridotto, ma omogeneo quanto al disegno europeo, potrebbe naturalmente risalire al progetto originario, gravemente indebolito già nel 2004, nella CIG, per ottenere il consenso dei "frenatori". Si tratterebbe quindi di rimettere all'ordine del giorno di un accordo di cooperazione rafforzata le cinque questioni prioritarie scelte come temi fondamentali della Costituzione: il ruolo dell'Europa nel mondo e la risposta alle sfide della globalizzazione; l'obiettivo di portare a compimento l'unione economica sulla base dell'unione monetaria che conterà nel gennaio 2008 15 paesi; l'impatto dell'allargamento e gli impegni politici legati all'estensione geografica dell'Unione; la distanza crescente fra i cittadini e il sistema politico europeo; l'efficacia e il carattere democratico del sistema istituzionale europeo.
Se dovessi indicare quali sono, in questa vasta area, i temi più specifici sui quali sarebbe particolarmente opportuno avviare una discussione politica concreta suggerirei, ma queste valgono come indicazioni criées par hazard:
i. la formulazione di una proposta europea per un riordino della caotica condizione dei mercati monetari mondiali e dei gravi e rischiosissimi squilibri che essa implica: come dire, una nuova Bretton Woods;
ii. il coordinamento tra unione monetaria e unione economica - la prima realizzata ormai tra 15 paesi e l'altra quasi per niente (quel quasi sta per il patto si stabilità) - diretto a sanare le contraddizioni e le diseconomie interne ed esterne e a rafforzare la capacità di crescita e la posizione economica dell'Europa nel mondo, ivi compresa una utilizzazione positiva del ruolo dell'euro come moneta forte mondiale. Un euro che potrebbe diventare lo strumento fondamentale di un mercato finanziario europeo e di un sistema di flussi finanziari mondiali equilibrato, nell'interesse di tutti i paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.
iii. un patto di sicurezza che realizzi un impegno solidale europeo rispetto ai giganteschi problemi posti dalla immigrazione di massa e a quelli, altrettanto drammatici, costituiti dalla criminalità internazionale.
Accordi parziali, anche limitati a questi o a parti di questi ( e naturalmente di altri) temi, aprirebbero la strada ad intese più vaste in un processo sequenziale aperto, anzitutto all'area dell'Unione.
Un processo di questo genere comporta una rilessione non teorica ma progettuale che dovrebbe coinvolgere tutte le forze politiche, a cominciare da quelle della sinistra, se essa volesse finalmente riprendere le sue grandi tradizioni riformistiche e innovative, cui tanto hanno contribuito il pensiero e forze liberali e socialiste.
La ristrutturazione in corso in Italia nello schieramento della sinistra riformista può trovare, nell'impegno serio attorno a questi temi, una occasione positiva di confronto, di discussione emulativa e competitiva feconda in Europa. Può addirittura costituire, su iniziativa di forze politiche della sinistra italiana, una grande occasione di aggregazione di una nuova vasta formazione riformista europea.
Giorgio Ruffolo
Roma, 6 novembre 2007
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