Interventi dei relatori alla Consulta socialista
Roma - Hotel Bologna - 6 novembre 2007
Pubblichiamo le relazioniu svolte da Archibugi, Nesi, Covatta, Acquaviva e Ruffolo al convegno "IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE" del 6 novembre 2007.
Le relazioni sono leggibili cliccando il relativo titolo nell'elenco laterale. Qui di seguito con un click su ancora è possibile leggere l'introduzione di Giorgio Ruffolo. Speriamo di avere quanto prima l'intervento di Walter Veltroni e le conclusioni di Giuliano Amato.
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IL SOCIALISMO DEMOCRATICO E LIBERALE
Roma, 6 novembre 2007
Introduzione di Giorgio Ruffolo
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Traggo da una bella intervista di Luciano Cafagna, pubblicata in una recente raccolta di scritti a sua cura, queste parole conclusive. Oggi si può coltivare l'antipolitica. Oppure l'utopia, magari à la carte. Ma perché escludere che, al di là dell'antipolitica e dell'utopia à la carte, non si stiano determinando le condizioni di uno choc da crisi civica e di un anelito di ricostruzione della convivenza sic et simpliciter, senza utopie?
Voglio dire che queste mie parole che vi prometto saranno brevi, si ispirano all'attesa di questo choc.
Voglio dire e ripetere per quelli che da tempo ne sono al corrente, come è nata questa iniziativa della "consulta".
Essa è stata promossa da un gruppo di persone in vario modo coinvolte nel dibattito suscitato tra i sostenitori del progetto del partito democratico e quelli della ricostituzione di un partito socialista.
Coinvolti, spesso con posizioni critiche in entrambe le direzioni.
Ora, entrambi i progetti sono stati concretamente avviati.
Questo permette, per così dire, di mettersi l'animo in pace.
Nessuno credo, ha l'intenzione di soffiare sulle ceneri per rianimare quella contesa. Ridiscutere scelte già compiute, magari con qualche tormento, non avrebbe senso.
Quelle scelte, tuttavia, non chiudono, secondo me, la "questione socialista".
Nessuno dei due partiti nascenti può dire di averle dato una risposta definitiva. Né il partito democratico, che conta al suo interno un ragguardevole numero di socialisti dichiarati. Né il costituendo partito socialista, per il quale la permanenza della questione è ovvia in nomine ipso, ma che non mi pare ritenga di averle dato confini e portata esaurienti.
D'altra parte, le due formazioni, e questo è fatto nuovo e singolare in Italia, nascono una volta tanto non in modo ostile e contrapposto, con divergenze laceranti, ma nell'ambito della stessa alleanza politica. Sicchè ci sono buoni motivi per mantenere tra le due buone relazioni. C'è, tra gli altri, un problema ancora non risolto, che interessa tutte e due le formazioni: la situazione che verrà a determinarsi in Europa e in particolare nel Parlamento Europeo: e che sarà comunque, diversa da quella attuale, con ovvi problemi per entrambe.
Ma c'è un'altra e fondamentale ragione.
Tutta l'Europa, è una opinione personale che vi sottopongo, mi pare sia investita da una possente ondata contestativa di non chiara natura, ma certamente pericolosa per il futuro della democrazia, che richiederebbe una seria e profonda riflessione.
Questa riflessione si impone, a mio modo di vedere, non solo alle forze rappresentate in Europa dai partiti socialisti, ma a tutte le forze della sinistra.
E qui devo dire che per una volta concordo pienamente col mio amico Michele Salvati quando critica l'abitudine invalsa di contrapporre un centro-sinistra a un centro-destra. Questa contrapposizione non esiste né come realtà né come categoria dello spirito. C' una destra, un centro e una sinistra, più o meno radicale, riformista, moderata o arrabbiata che sia. Così come in Italia non esiste un'Italia centro settentrionale opposta a un'Italia centro-meridionale.
L'esistenza dei problemi cui ho solo accennato e la circostanza di una alleanza nella quale entrambe le due nuove formazioni si collocano suggerisce che, fuori da ogni combinazione politica, si possa istituire un dialogo permanente e, in qualche modo, organizzato. Un dialogo non sulle combinazioni partitiche e politiche ma sui problemi che si pongono a tutta la sinistra e, in senso lato alla democrazia nel nostro paese. Perché, come diceva l'antico saggio, non vale la pena di discutere sul dito che indica, ma sugli oggetti indicati.
Ecco il banale, se volete, proposito che ha ispirato questa "modesta proposta": Non ho mai avuto la vocazione del "pontiere", come si diceva una volta e non mi sento di scoprirla in tarda età. Ma suscitare un dibattito tra socialisti sulle cose e non sul dito mi pare un'idea non peregrina. Se questa iniziativa è stata per ora rivolta in prevalenza a compagni di provenienza socialista non è certo per l'intenzione di una inconcepibile chiusura etnica tra emigrati, ma perché sono stati in vario modo coinvolti nel dibattito sul dito. E però è ovvio che fin 'ora, se quel dibattito si aprisse, sentiremmo il bisogno della presenza di amici e di compagni non presenti oggi, ma indispensabili per dargli un senso.
Dicevo sulle cose e non più sul dito. Sui problemi e sulle idee, possibilmente nuove. Senza di quelle, una discussione sui luoghi e sui modi delle combinazioni rimarrebbe vuota. E se continuasse a ruotare sui problemi di appartenenza si ripeterebbe quella condizione della sciagurata guerra delle Falkland, o delle Malvinas che dir si voglia, sulla quale Borges disse che gli pareva una disputa tra due calvi per la conquista di un pettine.
Cose da discutere, dio sa se ce ne sono. E per fare una prova d'orchestra, abbiamo cominciato a porne cinque, che senza intrattenervi ulteriormente vi elenco nell' ordine concordato con gli autori. Sono poi previsti gli interventi degli amici che hanno accettato di prenotarsi. E, dulcis in fundo, la conclusione di Giuliano Amato.
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