RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA
di Andrea Levi Della Vida
È passato molto tempo dal mio ultimo commento e sono successe tante cose.
Un sussulto di speranza quando Veltroni ha iniziato il dialogo sulle riforme elettorali. Rabbia e senso di impotenza per le violenze quotidiane, il blocco dei camionisti, gli incidenti sul lavoro, il disagio mentale sempre più diffuso con delitti che vedono protagonisti madri, mariti, fidanzati e come vittime gli oggetti del bene e dell'affetto.
Delitti aimè spesso annunciati.
Senso di impotenza diffuso tra i lettori del Blog che, sempre direttamente, mi dicono non esserci speranza per cambiare il Paese, ma vorrei ricordare la differenza che esiste tra una impresa difficile ed una senza speranza.
Non si possono perdere le speranza prima di aver provato a cercare soluzioni.
Così colgo per questo commento l’occasione di un dono ricevuto, il libro di Fausto Bertinotti “PENSARE IL ’68 - Una straordinaria stagione di lotte, passioni e sogni raccontata da chi non ha smesso di crederci”. Mi ha colpito in questo libro un capitolo dal titolo nuovi modelli di democrazia immediatamente preceduto da una riflessione sulla Resistenza ed i suoi rapporti con il terrorismo e sulla cultura antifascista.
I discorsi non erano di immediata comprensione e sono andato pertanto a vedere cosa diceva Wikipedia sull’argomento. Democrazia diretta e rappresentativa, democrazia degli antichi e democrazia liberale, regole e prospettive. È diffusamente rappresentata l’idea che problema centrale sia la cultura democratica.
Ed a tale proposito mi sembra interessante diffondere quanto dice Luca Stanchieri, in un suo libro di prossima pubblicazione sulle “Potenzialità” dell’uomo, quando parla dell’apertura mentale
"L’apertura mentale come base per la democrazia
Rosa Luxemburg diceva: “la libertà è soprattutto la libertà di chi la pensa diversamente”. L’apertura mentale è il fondamento della democrazia. La possibilità di esprimersi, di formare associazioni, partiti, la libertà di stampa, di manifestazione, la libertà di culto, la possibilità di eleggere, controllare, e persino revocare i propri rappresentanti, la possibilità degli eletti di non essere perseguitati per le proprie opinioni, rappresentano il fondamento stesso del vivere democratico, della partecipazione dal basso, della libertà. La democrazia non è solo una struttura politica, un insieme di regole e istituzioni calate dall’alto di un parlamento. E’ un processo culturale, che si radica nei valori di un popolo e nel modo di viverli. La democrazia implica sempre un atteggiamento attivo, un battersi per il trionfo di ciò in cui si crede. E in questa gara, in questo gioco democratico, la convinzione partecipata è tale solo se si accompagna alla tolleranza verso chi la pensa diversamente. Tolleranza perché si deve tollerare ciò che non si considera in linea con le proprie opinioni. La tolleranza, a mio avviso, è già apertura mentale. L’apertura mentale diventa una sorta di “orizzonte interpretativo comune” che costruisce la base etica di un popolo che si vuole democratico. Solo la tolleranza reciproca, fondata sull’assunto che le idee possono essere diverse e contrastanti, permette il gioco della democrazia, e soprattutto il rispetto delle sue regole. Come afferma Habermas: “Nelle società multiculturali, la costituzione di uno stato di diritto può tollerare soltanto forme di vita che si articolano nel medium di queste tradizioni non fondamentalistiche, giacchè la convivenza giuridicamente equiparata di queste forme di vita presuppone che le diverse appartenenze culturali si riconoscano reciprocamente.” (Habermas, Taylor, 2005, p. 93) L’apertura mentale è connessa alla sfera laica della democrazia. Come simbolo, cultura, emozione condivisa, l’apertura mentale è il fondamento di una società e di un contesto democratico. Al contempo, la cultura democratica è alla base della propensione e possibilità che un individuo assuma il potere dell’apertura mentale per prendere decisioni e convivere con gli altri."
Sono concetti che è difficile controbattere, ma…………
il problema purtrtoppo non è tutto e soltanto nell’individuo. È necessario che le regole alla base dell’organizzazione democratica siano tali da essere condivise, rispettate. E necessaria alla vasta condivisione è la trasparente attribuzione di responsabilità affinché chi ha sbagliato o è ritenuto inadeguato all’incarico possa essere con altrettanta semplicità e trasparenza rimosso dall’incarico. Non rischierò di essere noioso parlandone, ma citare il problema Alitalia può essere esemplificativo.
Come già detto in altra parte, è difficile credere ad una comunione di intenti tra i cittadini che desiderano un cambio di indirizzo nella gestione del Paese e coloro che attualmente lo dirigono, generalmente , con eccezioni come è ovvio, interessati più alla personale sopravvivenza negli incarichi che al bene comune, come doviziosamente descritto nel libro “La Casta”.
E vorrei chiedere a Bertinotti, ma anche a Marini, Veltroni, Prodi, Mastella, Berlusconi, Bossi, Casini, Fini e altri che volessero rispondere a quale tipo di democrazia corrisponde la situazione italiana in cui la cittadinanza si è espressa in maniera inequivocabile sul tipo di sistema elettorale gradito ed a distanza di quindici anni non vede ancora attuate tali indicazioni.
Dico vorrei perchè se chiedessi sono convinto che non avrei risposta.
Colgo l’occasione per porgere a tutti i migliori auguri.
Andrea Levi Della Vida
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