DEMOCRAZIA E POTERE
Riflessioni su rapporti tra potere e riforme di Andrea Levi Della Vida
Compare oggi sul Corriere della Sera un commento di Sergio Romano dal titolo “Il Prezzo Della Continuità”. In esso esamina la posizione del governo nei confronti della riforma elettorale mettendo in evidenza le contraddizioni esistenti. Sostiene anche: “La colpa , beninteso, non è interamente sua, è anche di tutti coloro che hanno creduto di poter riformare la legge elettorale e le istituzioni lasciando a Palazzo Chigi un governo che ne sarebbe inevitabilmente danneggiato.” E dopo un riferimento ad analoga situazione in occasione della Bicamerale di Massimo D’Alema conclude: “È giunto il momento di scegliere. Chi sostiene la stabilità del governo ammetta con franchezza che preferisce l’Italia d’oggi ………. . Chi vuole cambiare ed è convinto che l’Italia abbia urgente bisogno di nuove leggi per votare e governare, ammetta che Prodi rappresenta un ostacolo sulla strada del rinnovamento e che un governo “tecnico” sarebbe molto più adatto allo scopo.”
In altra pagina dello stesso giornale, accanto a Dini che agita l’Unione una breve nota riporta le lodi di Bondi a Reichlin per aver parlato sull’Unità della “impresa di dar vita non ad un altro partito, ma a un grande inedito partito della nazione, cementato da una comune idea dell’Italia e del mondo del 2000”. Conclude Bondi che aveva mostrato accordo negli intenti a proposito del nuovo movimento politico del Popolo della libertà “Questo non significa che siamo d’accordo sulle soluzioni da dare ai problemi del Paese. Vuol dire però che siamo d’accordo sulla necessità di edificare una democrazia forte e vitale.
Entrambi gli spunti sono funzionali ad una riflessione su Democrazia e riforme e sulle regole che un paese si vuole dare. Regole. Una parola con molti significati da noi ed il cui valore è spesso opinabile. Le discussioni serali della domenica televisiva sull’operato arbitrale raramente sono basate su regole e quasi sempre invece sulla prassi e/o sulle motivazioni di un giudizio.
Così, per inottemperanza, sono rimasti privi di adempimento articoli della Costituzione di cui ricorre il 60° anniversario. Erano inutili o molesti?
Da cittadino mi pongo una serie di domande.
Può esistere una Democrazia forte e vitale basata su regole deboli o disattese?
Come potrebbe un governo “tecnico” attuare le riforme se la maggioranza del Parlamento è ad esse contraria?
Non è forse la struttura regolamentare della Democrazia una questione fondamentale e propedeutica alla scelta di soluzioni alternative per i singoli problemi?
E se è così non vale la pena di discutere, anche con i cittadini, della opportunità e necessita di adottare soluzioni di riforma portando su questo argomento lo scontro politico?
Sulla legge elettorale ad esempio i cittadini si sono già espressi più volte con chiarezza ed in qualunque Democrazia degna di tale nome le indicazioni sarebbero già state raccolte e seguite.
Ora è evidente che nel modo italico di affrontare i problemi esiste una difficoltà di fondo di cui è difficile trovare la causa, ma che si esprime in una mancanza di rigore nel giudizio di fatti o persone come se sempre esistesse un coinvolgimento emotivo o la paura di ritorsioni.
In quale Paese gli estensori della attuale legge elettorale, criticata e vituperata da tutti, anche da loro stessi, potrebbero presentarsi in pubblico senza ricevere contestazioni o lanci di uova o ortaggi avariati?
La Democrazia non è forte o debole per definizione.
Dipende da quanto la cittadinanza ha il potere di obbligare i “Potenti” al rispetto delle regole e far seguire le indicazioni che discendono dal sentire comune della maggioranza degli elettori.
Temo, cari Bondi e Reichlin, che la nostra avrà bisogno di molti personal trainer e lunghe e frequenti sedute di allenamento.
Buon Anno
Andrea Levi Della Vida
1. eli
Caro Andrea,
mi sento davvero frastornata da questo circo di informazioni , disinformazioni, falsità, approssimazioni lessicali, imbrogli, giulianiferrara, atei devoti e atei veri, o presunti, veglie di preghiera e carnevalate, che in questa occasione hanno voluto parlare e sproloquiare tutti e tutti insieme, dicendo cose e facendo improvvisate dichiarazioni che molti si potevano risparmiare. L’atteggiamento della gerarchia ecclesiastica e del papa e i suoi consiglieri più vicini in questi mesi ha esasperato molti animi, le continue lezioni di comportamento civile impartite urbi (e poco orbi), hanno stancato, facendo tracimare quell’anticlericalismo becero che è sempre in agguato negli italiani, e che non credo abbia a che fare con Galileo, il teologo Ratzinger, la libertà del laico-pensiero.Il papa che domenica scorsa ha celebrato nella Cappella Sistina la messa dando le spalle ai fedeli ha incrinato la fede nella istituzione ecclsiastica attuale quanti hanno vissuto il Concilio Vaticano Secondo con fede e Speranza. In nessun altro paese democratico che io conosca la commistione tra religione e stato è così intrecciata e scivolosa. Tranne dove governano i fondamentalismi. Il dibattito alla Sapienza non c’è stato, nè ci doveva essere. Il papa sarebbe andato a fare il suo discorso senza contraddittorio: perchè lo hanno invitato in modo così inopportuno? Ora ci sono le palline da Spanish steps, per la gioia dei turisti, la piscina Mastella, il mormone vincitore, chissà domani cosa ci riserva il variopinto e caleidoscopico mondo dell’informazione all’amatriciana!. Intanto la spazzatura aumenta, a Napoli, in tutti i paesi dove verrà smistata e soprattutto dentro ciascuno di noi. Che disastro annunciato, e non per questo meno drammatico. Teniamoci stretti e vicini, e speriamo che le poche persone sensate e di buona volontà, se ancora ne conta questo paese, sappiano reagire e trovare il puntello a cui attaccarsi per ripartire, in una direzione di progresso civile, etico, solidale.
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