SCIENZA e FEDE --- Riflessioni contemporanee
Societą laica o clericale ?
Pubblico la lettera che segue come testimonianza di sconforto e confusione, vissuta da chi vede in progressivo declino i valori cui ha dedicato una parte consistente della vita.
Nel 1965, avevo 15 anni, ho incontrato una comunità Padri Gesuiti di un Parrocchia romana: con loro ho passato una giovinezza allegra e impegnata: mettevamo a frutto gli insegnamenti del recentissimo Concilio Vaticano, leggevamo il Nuovo Catechismo olandese, contestavamo l'enciclica di Paolo VI contro la contraccezione, seguivamo dopo il convegno sui mali di Roma del 74 le idee trascinanti di don Di Liegro, affollavamo le conferenze di Pietro Scoppola, di Giuseppe De Rita, di Padre Rossi de Gasperis, del Cardinale Martini,
ospitavamo al Centro culturale le figure più rappresentative della cultura cattolica post conciliare. In anni più recenti, mentre i parroci si susseguivano, nuove attività e nuovi stimoli si aggiungevano al nostro modo comunitario di esprimere la nostra fede: il gemellaggio con la Parrocchia di un sobborgo di San Paolo del Brasile, la fondazione del Centro Welcome, dove si insegna italiano agli stranieri e si accolgono e si sostengono soprattutto donne immigrate con bambini. Parallelamente alla vita in Parrocchia, ho cominciato ad insegnare lettere negli anni 70 nella scuola pubblica seguendo, per quanto possibile, le idee di Don Milani. Ho creduto in una scuola totalmente laica, al servizio dei principi della Costituzione, dove ai ragazzi si insegnassero non solo nozioni, ma a crescere con attenzione alla cittadinanza, al senso critico, all'accoglienza di tutti i diversi, alla solidarietà. Mai, nella mia formazione e nella mia lunga permanenza nella scuola superiore, ho confuso i due ruoli di credente e insegnante laica. Oggi assisto ad episodi che mi sconcertano come cattolica e come cittadina. L'inaugurazione solenne dell'anno accademico della più grande istituzione culturale del paese a cui viene invitato un papa che sta da mesi cancellando ogni traccia del Concilio; il richiamo in piazza San Pietro da parte del Vicario di Roma ad una celebrazione domenicale a cui partecipano con grande risonanza mediatica politici di diversi schieramenti : un totale ribaltamento di scenario politico religioso nel quale non mi riconosco, che non mi piace, che spinge verso un ritorno indietro, a polemiche che credevo superate per sempre. Spero che il nuovo Generale dei Gesuiti, il Padre Nicolas eletto ieri, per la sua apertura ad altri mondi e per i suoi lunghi soggiorni in paesi non cattolici, possa riequilibrare questa rinata lotta tra Guelfi e Ghibellini. Spero altresì di potermi ritrovare in una Chiesa che sia comunità di credenti e non istituzione politica che distribuisce dogmi in nome di una presunta superiorità etica : la Chiesa che abbiamo visto in queste settimane, lo dico con dolore, è terribilmente lontana da quella che ho conosciuto.
La recente polemica esplosa tra Laici e Cattolici in relazione alla presenza del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico alla Univarsità "La Sapienza" da cui questa lettera nasce, mi ha riproposto alla mente le antiche riflessioni filosofiche sulla compatibilità tra Scienza e Fede. Al di là delle proprie credenze, le elucubrazioni volte alla dimostrazione della esistenza di Dio sono cessate da secoli. La Scienza fa il suo cammino cercando di conoscere e dimostrare tutto ciò che è possibile con metodo scientifico, cioè sulla base di dati certi, misurabili e ripetibili; la Fede percorre altre strade.
Certamente in terra di missione ora come nei secoli scorsi, superato il periodo delle Crociate, la Chiesa si è comportata tenendo conto di usi, costumi, conoscenze e tradizioni delle popolazioni da evangelizzare, avendo cura di non offendere le menti autoctone, guardando agli infedeli con aria di superiorità e condiscendenza. Ciò non è dato vedere nelle nostre città, almeno per quanto riguarda l’aspetto pubblico.
Sul versante opposto si è assistito al comportamento di persone, sedicenti laiche, docenti universitari, che hanno opposto un netto rifiuto ad ascoltare quello che persona diversa da loro nel modo di concepire la vita aveva da dire, come timorosi di subire una diminuzione di autonomia e nella incapacità di pronunciare ad alta voce il loro disaccordo.
Mancanza di apertura mentale da entrambe le parti? Mancanza di riconoscimento di ruoli?
Non so, ma sono certo di non aver mai sentito ricordare da nessuno, laico o cattolico, all’interno di questo dibattito che data ormai qualche anno, uno degli assunti primari del cattolicesimo: “La Fede è un dono”. Con le considerazioni che da esso discendono.
Se è un dono viene da altri e non si può conquistare, ma solo ricercare con pazienza; la conoscenza delle scritture o della dottrina non è condizione né necessaria né sufficiente.
E parimenti se non è stata donata non esiste nulla che debba spingere ad uniformare la vita ai dettami di un credo che non c’è.
Così la radicalizzazione dello scontro su argomenti che in realtà non hanno materia di contendere, a questo mondo, finisce per essere il solito carburante per l’attività mediatica che ottunde le coscienze e la capacità di ragionamento individuale, a tal punto da far ritenere noramali e degne del parlamento le scene viste in televisione con grida, sputi e tentativi di aggressione, dal momento che non è seguito a tali scene alcun commento di riprovazione né provvedimento di censura.
Due citazioni. Una frase, vecchia millenni che ha valore universale, al di là della fede: “Date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio” ed una più recente poesia di cui traduco l’inizio e la fine: “Se saprai mantenere la testa / quando tutti intorno a te avranno perso la loro e te ne faranno una colpa; Se….. /Tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene, e ciò che più conta sarai un uomo, oh figlio” (Chi vuole la può leggere integralmente al link http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=2572)
Andrea Levi Della Vida
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