Lettera aperta a Walter Veltroni
di Andrea Levi Della Vida
Caro Veltroni,
ho contravvenuto alle mie regole guardando tutta la trasmissione di Porta a Porta, ieri sera, per avere l’opportunità di ascoltarLa e capire se la mia diffidenza verso il PD potesse essere vinta. Una delle motivazioni che mi hanno spinto a sopportare Vespa, al quale non ho mai perdonato il “bentornato Presidente” nel giorno della assoluzione di Andreotti, è la buona valutazione che a mio giudizio si deve dare al Suo lavoro nell’incarico ricoperto, fino a ieri da Lei e molti anni or sono dal mio bisnonno, l’ultimo sindaco che prima di Lei aveva fatto approvare un piano regolatore. Questa parentela non è mio merito, ma mi permette di osservare e valutare le cose con una sensibilità diversa, cresciuto ad una scuola in cui la responsabilità ed il rigore erano valori primigeni e indisponibili.
Ho potuto così apprezzare il grande desiderio di cambiamento evidenziato dal linguaggio e dal coraggio delle scelte, ma tutto sommato non mi sento soddisfatto e convinto.
Poi c’è il problema di fondo, sollevato discretamente da Pirani e Di Bella, che è rimasto senza risposta.
La insofferenza della gente nei confronti della Politica e dei suoi costi, etichettata da tutti i giornali, come Vespa al servizio del potere, antipolitica, deriva dall’utilizzo privato, per il proprio tornaconto personale, del potere concesso per la gestione del pubblico interesse. Quel sistema che fa dire a Luca Cordero di Montezemolo che tutti gli enti pubblici sono il rifugio dei politici non più in primo piano (trombati), con buona pace per il giudizio degli elettori. Un sistema che ha progressivamente affinato i suoi strumenti per mantenere la gestione del potere in poche mani attraverso la compravendita dei favori e la evaporazione del concetto di responsabilità. Un potere politico che diventa progressivamente sempre più trasparente ed allineato sulle direttive di poteri forti che risiedono al di fuori delle istituzioni.
Su questo argomento ha fatto alcune dichiarazioni di intenti, ma non ha esplicitato come riuscirà a neutralizzare tutti coloro che sono entrati nel PD con idee ed intenzioni diverse dalla Sue.
Mi ha detto Alfredo Reichlin, quando gli ho posto acune domande a proposito del “Mattarellum”, che il motivo per cui nessuno si è opposto alle coalizioni è che ciascun partito, nelle persone dei dirigenti, ha avuto paura di affrontare da solo gli elettori.
Ora questa paura sembra caduta.
Ma rimane il problema. Nel nostro Paese non si innova nulla se non è manifesto a chi vanno i vantaggi del cambiamento. Tutto deve essere gestito con una trattativa che permetta di mantenere le rendite di posizione maturate. E così il consenso su scelte o programmi è il risultato di gestione clientelare del potere. “Romae omnia venalia sunt”.
Non c’è nessuno ancora oggi, come nel 1993 dopo il referendum per il maggioritario, che raccolga le indicazioni che vengono dal Paese e proponga, parlando senza metafore, un sistema politico costruito sulla trasparenza e la chiarezza, nella convinzione che l’attività di governo e di rappresentanza sono servizi ai cittadini e non mezzi per la promozione personale, e che noi elettori siamo in grado di comprendere problemi e sostenere scelte anche senza un ritorno immediato.
Tra gli argomenti posti nel sondaggio presentato a Porta a Porta, l’esigenza di un modo diverso di fare politica non è mai stata contemplata. Una politica di opere e non di parole.
Ed è questo che gli insofferenti come me per questo sistema vorrebbero vedere esplicitato, con un programma di regole e controlli idonei ad individuare ed allontanare coloro che incaricati di pubblici uffici adottano comportamenti devianti dalla ricerca del bene comune.
Pubblicherò questa breve riflessione di incitamento sul mio blog www.italiachevorrei.com e, in attesa di una risposta che verrà dai fatti più che dalle parole, Le auguro con sincera cordialità un buon lavoro.
Roma, 14 febbraio 2008
Andrea Levi Della Vida
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