Studenti e Professori in piazza
Riflessioni di una Prof.
Ho ricevuto qualche tempo fa da Elisabetta queste riflessioni ma la ho lascite dormire pensando che non si potesse dare loro un seguito.
Eccole adesso!
E' stato bellissimo partecipare alla manifestazione organizzata dai sindacati in occasione dello sciopero generale della scuola del 30 ottobre: i giornali e i siti si sono riempiti di foto bellissime di ragazze, di bambini festanti, di palloncini colorati, di striscioni fantasiosi, di rime più o meno azzeccate contro la povera Gelmini, che ormai fa quasi pena, tanto la fantasia di migliaia di suoi detrattori si è scagliata contro di lei e il suo famigerato decreto, divenuto, purtroppo, legge dello stato. Nelle sue proposte, esaminandone con un po' di distacco, c'è l'istanza condivisa di una scuola più severa, che penalizzi i cattivi comportamenti, che riporti un po' d'ordine
in una situazione che ai più, che la vedono solo da fuori o attraverso i media, appare troppo caotica e avviata verso una deriva difficilmente arginabile. E' certamente così, ma c'è molto di più: mettere mano alla scuola è molto complesso; lo sa bene Luigi Berlinguer che dopo aver saggiamente riformato l'esame di stato, portandolo qualche anno fa ad una maggior serietà ( tre prove scritte, un colloquio orale su tutte le materie dell'ultimo anno), dopo i trenta anni di burletta (due sole materie orali scelte di fatto dal candidato), bene, il ministro per aver tentato di proporre una selezione ai docenti imponendo un concorso per verificarne la reale preparazione, ha dovuto lasciare il suo posto, data l'enorme impopolarità manifestata in piazza dalla maggioranza degli insegnanti. L'opinione pubblica in quel caso ha spinto un ministro della Repubblica alle dimissioni. La Gelmini invece va dritta per la sua strada, una enorme massa di genitori, insegnanti, operatori scolastici, sindacalisti, in tutte le parti d'Italia scesi in piazza contro i tagli che il governo ha praticato proprio sulla già indebolita qualità della Istruzione pubblica, non hanno minimamente fatto dubitare al Ministro e ai suoi collaboratori che forse, ci sarebbe stata una strada meno frettolosa e maggiormente condivisa, come si usa in democrazia........Ci manca tanto un Obama!!!Elisabetta Bolondi
Aggiungerei questo alla mia riflessione che ti ho già inviato
ROMA-ADISTA. Tagli per otto miliardi di euro alla scuola statale e risparmi di appena ottocento milioni sul bilancio della Difesa, mille e cinquecento soldati in più e quasi novantamila insegnanti in meno: sono i numeri e gli effetti del decreto del ministro dell’Economia Giulio Tremonti per la “stabilizzazione della finanza pubblica”. Rispetto alle finanziarie dell’ultimo governo Prodi, che hanno aumentato le spese militari del 22% in due anni (v. Adista nn. 83/06; 2 e 77/07), i provvedimenti di Tremonti pongono un freno alle spese militari, riducendole del 4%; ma in confronto alla mannaia che si abbatte sulla scuola statale – il cui bilancio è decurtato del 20% –, i tagli alle Forze armate annunciati dal governo Berlusconi sono una sforbiciata quasi insignificante.
Eli
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