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Il popolo sovrano e l’elemosina

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, al cui art. 1 leggiamo che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Quanto questi principi vengono fatti propri da ciascuno di noi? Cosa ne pensiamo noi italiani? Ci sentiamo rappresentati da chi formalmente ci rappresenta nelle istituzioni democratiche?

Per Luciano Bianciardi, 1962, La vita agra https://it.wikipedia.org/wiki/La_vita_agra_(romanzo), “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere…”

Non credo di sbagliare nel ritenere che la maggior parte di noi, ancora oggi faccia propria questa convinzione. Eppure, pietra miliare della nostra storia contemporanea, la Costituzione della Repubblica https://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/costituzione.pdf, così meravigliosamente esordisce:

PRINCIPI FONDAMENTALI

Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Il lavoro è la roccia su cui i Padri Costituenti edificarono le fondamenta della nostra casa comune, dove volevano che tutti insieme e tutti sovrani, abitassimo.

Art. 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

I diritti inviolabili, i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, fortificazione inespugnabile della nostra democrazia.

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Questo è l’articolo che preferisco, il non plus ultra, il nostro liberté, egalité, fraternité.

Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

I Padri Costituenti tornano sul diritto al lavoro, che deve essere concreto, effettivo appunto. E’ su questo diritto che vinciamo o perdiamo, tutti insieme. Senza di esso non c’è la “Repubblica democratica fondata sul lavoro.”

Qual’è il contributo che ciascuno di noi può dare per rendere davvero effettivo e per tutti il diritto al lavoro? Noi popolo sovrano, noi che un lavoro lo abbiamo o non lo abbiamo, noi che vorremmo un lavoro vero, dignitoso e dignitosamente retribuito. Vorrei lasciare da parte i politici e le filosofie politiche, i partiti. Vorrei che ci confrontassimo finalmente su un argomento così importante per la vita di tutti noi senza preconcetti.

Ci siamo commossi, in questo anno così difficile, all’insegna del “chi può dia, chi ha bisogno prenda”, ma vinciamo tutti se effettivamente tutti stiamo bene, la nostra non è e non può essere la Costituzione delle elemosine.